giovedì 5 settembre 2013

Il mio UTMB


Quando cominci a conoscere e praticare il trail running l'UTMB da subito diventa il tuo punto di riferimento, il sogno, sicuramente qualcosa di impensabile, lontano, irraggiungibile. Poi negli anni inizi a fare qualche gara, a presentarti timidamente in partenza cercando di rubare tutto a quelli che hanno già esperienza: come si vestono, cosa mangiano, come corrono, che zaino portano. Gara dopo gara le distanze si allungano, la resistenza migliora, le esperienze e soprattutto le sane amicizie aumentano e ami sempre di più questo sport, ne parli anche con chi non ti capisce, diventa qualcosa di bello, parte della tua vita, qualcosa che hai voglia di condividere con chi ti sta più vicino. Poi arriva il punto che ci pensi: fai un esame di coscienza, ti domandi se stai sparando troppo alto, ti rispondi che forse no, che è arrivato il momento, che se non provi adesso chissà…Questo momento per me è arrivato a inizio 2013. Avevo raccolto i punti necessari e allora ho detto all'Eli: "ci provo". Lei senza esitare mi ha detto si e da quel momento non ha finito di incoraggiarmi e condividere il mio entusiasmo. Così, alla decisione presa si è unita una botta di fortuna: primo tentativo e subito sorteggiato: iscritto all'UTMB 2013! Da quel momento il mio calendario da 365 è passato a un solo giorno: trenta agosto duemilatredici. Sono trascorsi otto mesi fatti di allenamenti, gare, tempo rubato al resto della vita, nuove amicizie, panorami, profumi, fatiche, sensazioni. Otto mesi nei quali ogni giorno mi chiedevo se potevo farcela, se il mio entusiasmo non fosse stato superiore a quanto potevo permettermi. A inizio agosto, dopo la Sudtirol Ultrarace e dopo tantissimi chilometri e dislivelli ho fatto il bilancio dei mesi precedenti: tutto bene Alberto, ci siamo, sei pronto, lo hai nelle gambe e forse anche nella testa, lo puoi finire bene. Una settimana prima però il mondo mi è crollato addosso: otite, febbre, raffreddore, un bel cocktail di tutto quello che per gli otto mesi precedenti avevo schivato. Le ho provate tutte ma il demonio che avevo tra il naso e le orecchie non è voluto uscire. Nel compenso però, nonostante fossi costretto a casa tra letto e divano, sentivo le gambe ancora toniche e l'appetito non era scomparso del tutto, un timido segnale che una parte di me stava combattendo alla grande. Giovedì 29 agosto: che facciamo? Partiamo o stiamo a casa? Dai, le previsioni sono buone, andiamo a Chamonix poi vediamo, al massimo faremo il tifo per Franco, Luca e Marco, ci facciamo una gita. L'uscita dal tunnel del Bianco sembrava corrispondere anche all'uscita del tunnel del mio malessere: chissà, adrenalina o qualcos'altro mi sembravano rialzare le sorti di un weekend che prevedevo bello nero… Chamonix nei giorni dell'UTMB è il paradiso del trail: non si sente affatto la quantità di persone che sono in giro, l'atmosfera è nello stesso tempo elettrica e rilassata. Ci si sente al centro di qualcosa di importante. Passiamo un piacevole pre-gara assieme agli amici trentini e veronesi, facciamo trascorrere le ore in apparente relax anche se le 16.30 del venerdì erano l'unica ora stampata nel nostro orologio interno. Alle 16.30 del venerdì sono assieme a 2300 trailrunners alla partenza dell'UTMB: l'emozione mi prende un groppo in gola, scende qualche lacrima, l'aspirina appena presa fa il resto regalandomi un bagno di sudore. Si parte! un'emozione immensa: ci sono, sto correndo l'UTMB! Le mie 27 ore di gara me le sono godute al massimo: la notte, i ristori, la fila interminabile di frontali accesi, l'alba in val Veny, l'incontro con l'Eli a Courmayeur, il fantastico tratto il val Ferret, la salita al colle di Ferret e la successiva lunghissima discesa, il black out… Già, il black out, prima di Champex mi si è spenta la luce, crisi, forse si, forse crisi ma qualcosa di più: paura di stare male, paura di una notte fuori, paura di peggiorare una condizione fisica che solo apparentemente era migliorata. Non ci ho pensato molto, forse ci ho pensato troppo e male, tuttavia quando ho visto l'Eli le ho detto: "chiudo qui", è stato abbastanza, è stato bello, sono cresciuto. Sto scrivendo nella settimana dei se e dei ma e con questi si sa non si va da nessuna parte. Volto pagina, sono a casa, sto un po', ma non troppo meglio ma sono a casa in piedi con le persone a me più care. Brucia un po' ma il Bianco rimane lì.

5 commenti:

Herbert Smit ha detto...

Alberto mica diventi migliore se finisci l'UTMB. Sei una grande persona, non arrovellarti per questo mancato traguardo...ci saranno molte altre occasioni di rivincita!

Chris ha detto...

Albert sei una grande persona. Complimenti per questa tua avventura e per la consapevolezza e l'umiltà con le quali hai affrontato la non conclusione dell'UTMB. Sono convinto che il Gigante non ti ha sconfitto, ma ti ha reso ancor più uomo. Tanto onore, Chris

tite ha detto...

fa tutto parte del bagaglio che ti prepara alla volta giusta. al prossimo anno ! Namasté

Sat Lavis ha detto...

Come diceva quel vecchio adagio, nelle carte dei chewing-gum: riprova, sarai più fortunato.

Irene ha detto...

Complimenti Alberto per lo splendido racconto!Vedrai ke ci sarà un'altra possibilità!Irene